Partiti.
La bionda intona il suo lungo e straziante canto d’addio (“addio Ciciiiilia, arrivedeeeerci, mi mancheraaaai, ma solo un po’!”); il furgone, inesorabile, volge il muso in direzione nord-nord-est. Solal detta le coordinate della partenza alla prima bambina, che le trascrive diligentemente sul diario di bordo; il canto della bionda si rimodula su toni di mestizia nostalgica (“addio Ciciiiilia, quando tornerò in estate non mi mancherai piùùù, ma mi mancherà F*****”).
La neonata saluta il mare con un languido “bauuuu”.
Nuvole minacciose si addensano sul versante nord dello Stretto. Il versante sud, invece, è baciato dal sole (e dagli dei).
Ariane singhiozza mordendo il fazzoletto.
Solal zufola.
- Non capisco cosa ci sia da zufolare, Solal. Potresti avere un po’ più di rispetto per il mio strazio.
- Beh beh beh, Ariane, i tuoi strazi mi straziano le balle da otto anni ormai: mi sono assuefatto. Scusa, ma adesso sono pervaso dall’ottimismo della partenza.
- Il tuo ottimismo è fuori luogo. Non sai che questa potrebbe essere l’ultima volta che vedo mia nonna?
- E’ quello che continui a dire da otto anni quando parti. Non ci casco più.
- Ma adesso è malata.
- Esagerata. Quella vi sotterra tutti.
- Te compreso, spero.
- Su su su, fammi un google maps che voglio vedere quanto tempo ci vuole per mettere la giusta distanza tra me e la tua terra.
- Sei un ingrato. La mia terra ti accoglie e ti nutre.
- Nutre? Nutre?! La tua terra produce veleni mortali come la pignolata; e me lo chiami nutrire?
- No, lo chiamo dessert.
- Appunto, vedi? Che poi non ho ancora capito con cosa è fatta, sta pignolata. Probabilmente contiene parabeni e altri derivati del petrolio.
- Ma smettila, Solal, ti sei fatto delle belle mangiate di pesce, di che ti lamenti?
- Del cocktail di gamberetti di tua madre.
- Era buono.
- Negli anni Ottanta, forse.
- La sua è una cucina vintage.
- Infatti: deve essere sempre la stessa insalata di gamberetti da vent’anni, ormai. Probabilmente cambia solo la lattughina.
- Ce l’hai con lei per il cocktail di gamberetti! Ora mi spiego il perché del tuo orribile gesto! Sei meschino e vendicativo.
- Eh? Quale gesto?
- Sì, quando l’altra sera hai sparecchiato e hai scosso via le briciole dalla tovaglia prima di piegarla.
- Ma io che ne potevo sapere che per voi nativi “se si scotòla la tovaglia la sera, muore la suocera”?
- Soprattutto se a scotolarla è il genero.
- Superstizione e ignoranza, Ariane. Meno male che viaggiamo verso la civiltà. Giuditta, scrivi sul diario di bordo: ore dieci e trenta, partiti. Direzione: la Civiltà.
La bionda intanto leva alto il suo canto d’addio, virando verso sfumature introspettive: “Oh oh oh, devo fare la caaaacca, non posso resiiiistere neanche un poo’!”.
- Solal, fermati alla piazzola di sosta e falle fare la cacca; io non posso, devo mordere il mio fazzoletto intriso di lacrime.
Cinque minuti dopo, Solal scopre che la cacca della bambina ospita una colonia di larve bianche.
- I vermi, signore del cielo, le sono venuti i vermi! Ariane, perché questa bambina ha i vermi?
- E che ne so io?
- Le avete dato la pignolata! Dimmi la verità!
- Io no!
- Presto, ripartiamo, dobbiamo fare ritorno alla Civiltà! Giuditta, annota sul diario di bordo: emergenza sanitaria; si riparte, alla disperata ricerca di un antidoto alla pignolata.
- Presto, ripartiamo, dobbiamo fare ritorno alla Civiltà! Giuditta, annota sul diario di bordo: emergenza sanitaria; si riparte, alla disperata ricerca di un antidoto alla pignolata.
- Solal, la pignolata non fa venire i vermi.
- Provamelo.
- ...
- Giuditta, annota sul diario di bordo: ore undici, la scienza si dimostra impotente di fronte alla piaga della pignolata.
- Pignolata si scrive con una o con due "t", papà?
- Con due, no? Senti la pronuncia “pi-gno-la-ta”.
- Ok, grazie.
- ...
