- Ariane?
- Chi mi chiama?
- Sono io. Glenn.
- Glenn! Dove sei finita? Non ti vedo.
- Sono qui, fra la matrioska e le nacchere, sullo scaffale.
- Cosa ci fai lì, tutta impolverata, in mezzo ai graziosi soprammobili di mia madre?
- Prima mi immagini come una vecchia gallina impagliata e poi ti stupisci se sto su uno scaffale a prendere polvere?
- E dove vorresti stare, Glenn? Forse sotto le ascelle protettive di Solal? Non puoi. Quello è il mio posto.
- Bah. Contenta tu. Dico solo che è un peccato: una fuoriclasse come me relegata tra i ninnoli di nonna Speranza!
- Calmati, Glenn. Il livore non si addice al tuo incarnato e poi ti si agitano le tette. Non mi piace quando ti si agitano le tette.
- Ariane, perché mi hai trascurata così tanto durante queste settimane?
- Ero in preda alle mie vacanze, Glenn. Tutte le mie forze sono state assorbite da un ozio alacre che non mi ha dato tregua.
- Significa che eri troppo indaffarata a non fare niente?
- Sì.
- ...
- Glenn, come mai non hai approfittato della mia lontananza per lavorarti un po’ Solal? Non è così che operate, voi rivali immaginarie?
- Solal chi, quel quarto di manzo che si sta lentamente putrefacendo sul divano?
- È stanco perché lavora tanto.
- Ad agosto, vecchia volpe?
- Cosa vuoi insinuare?
- Purtroppo niente. Per ora è lì che si strugge di desiderio e nostalgia per la sua stucchevole famigliola lontana. Pensa che, da quando sei partita, ogni giorno butta la spazzatura.
- No! Poveretto... chissà come soffre.
- Già. Sono lì, da soli, lui e il televisore, e si fissano a vicenda. Dei due non so quale sia più spento.
- Ma perché non mi ha raggiunta prima, invece di aspettare la fine di agosto?
- Non ne ho idea. Di notte si lamenta nel sonno. Bofonchia qualcosa come “brodo di pollo” e “Ferragosto” e singhiozza.
- Forse fa brutti sogni. Comunque, Glenn, un po’ mi deludi: che rivale immaginaria sei, se non sai nemmeno approfittare dell’assenza di una moglie per saltare alla giugulare dello sposo abbandonato?
- Ariane, non è la giugulare la parte dello sposo che...
- Taci, meretrice inveterata.
- Significa zoccola?
- Sì.
- Sì.
- ...
- ...
- Comunque, Ariane, per rispondere alla tua domanda: non c’è alcun gusto a insidiare il marito della tua rivale, se la tua rivale non è lì ad assistere tremebonda agli effetti devastanti del tuo fascino.
- Glenn, hai così tanto bisogno di un pubblico?
- Perché, tu no?
- No! Io non sbaldracco in giro in preda a manie di protagonismo come te!
- Detto da una che si è aperta un blog per raccontare come spaia i calzini e piega le mutande...
- Non è la stessa cosa: la mia è un’esemplarità di servizio.
- Significa che servi da esempio?
- Sì.
- E io a cosa servo, in questo tuo servire da esempio?
- A nulla. Tu sei solo un parto della mia fantasia.
- ...
- ...
- Ariane?
- Sì, Glenn?
- Non è che mi potresti spolverare un po’?
- Impossibile. Mi piace quella patina grigiastra sulle tue vecchie penne. Si addice a una sgualdrina da angiporto come te.
- Significa zoccola?
- Sì.
- ...
- ...
- Almeno cambiami di scaffale. Non sopporto le matrioske.
- Eppure avete così tanto in comune.
- Io e le matrioske?
- Sì; anche loro sono piene di sé.
- Sì; anche loro sono piene di sé.
- Ariane.
- Sì?
- Ti prego, scegliti un’altra rivale immaginaria. Mi si intristiscono le tette, se sento un’altra delle tue battute.